Gli aerei russi nei nostri cieli, rischiamo il conflitto?
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Italia




Dei droni, progettati probabilmente da Israele insieme a delle facoltà di ingegneria delle università occidentali, hanno lanciato bombe sonore, incendiarie e delle sostanze urticanti. Il governo di molluschi filo-americani è stato incapace di proteggerli e ora prova a scaricare le responsabilità, colpevolizzando chi porta avanti una missione senza precedenti: rompere l’assedio militare illegale israeliano per aprire un corridoio umanitario e iniziare a consegnare aiuti umanitari alla popolazione. Per Meloni la Flotilla è irresponsabile, in poche ore il governo avrebbe potuto consegnare aiuti umanitari. E allora perché non lo ha fatto? Cosa aspetta? Che Netanyahu completi il genocidio? Dall’altra parte politica invece regna ipocrisia. Anni e anni di finta sinistra hanno spianato la strada all’estrema destra di Meloni&Co e politici “di sinistra”, incollati alla poltrona, provano a lavarsene la coscienza postando una bandiera palestinese, con comizi in vista delle elezioni e indegne passarelle politiche. Ovviamente all’opposizione non sono tutti così, ci sono anche politici che hanno scelto di imbarcarsi e che, come noi, stanno rischiano la vita e altri che hanno occupato Montecitorio per chiedere al Governo di scortare le imbarcazioni della Flotilla fino alle coste palestinesi e consegnare aiuti. Per fortuna la maggior parte della popolazione si sta iniziando a rendere conto della criminalità di chi governa (o ha governato) e si sta iniziando a ribellare.
Lunedì 22 insieme abbiamo bloccato l’Italia.
È ora di continuare, di rifarlo ogni settimana, ogni giorno, fino alla vittoria. È l’ora della resistenza civile nonviolenta.
È ora di mandarli a casa. È ora di ritrovare l’umanità. Blocchiamo tutto! #UltimaGenerazione”.
Guerra



Palestina



Russia




“I nostri vicini si sono semplicemente immaginati che la Russia fosse colpevole di aver violato lo spazio aereo estone. Come spesso accade, non ci sono prove, solo l’isteria russofobica che proviene da Tallinn, che i nostri colleghi estoni senza dubbio evidenzieranno ancora una volta oggi. In realtà, i fatti dimostrano il contrario: il 19 settembre, tre caccia MiG-31 russi hanno effettuato un volo programmato dalla Carelia a un aeroporto nella regione di Kaliningrad, pienamente in conformità con le normative internazionali sullo spazio aereo”, ha osservato.
– Dmitry Polyansky, rappresentante permanente della Russia presso l’ONU

Dopo gli strilli in Romania e in Polonia dei giorni scorsi (esagerazioni e bufale atlantiste), oggi si parla con toni drammatici di uno “sconfinamento” di jet russi nello spazio aereo estone. Ma se guardiamo la mappa (divulgata da Francesco Dall’Aglio) ci accorgiamo che l’incidente è avvenuto sul minuscolo isolotto di Vaindloo, nel bel mezzo del Golfo di Finlandia: un’area dove i confini terrestri e marittimi si incastrano in modo assurdo e dove sconfinamenti del genere sono, ammette la stessa Reuters, “piuttosto comuni”.
Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Lì basta un attimo per passare da cielo internazionale a quello estone, finlandese o russo. Eppure l’episodio viene gonfiato fino a diventare “provocazione senza precedenti”. In realtà, il vero “precedente” è proprio la routine: voli russi intercettati, jet NATO di risposta, situazioni speculari e opposte con analoghe risposte, comunicati minacciosi.
Perché allora tanto clamore? Perché questi allarmi servono a mantenere alta la tensione, giustificare nuove basi, nuovi missili, nuovi “scudi”. Si trasforma così un fenomeno quasi fisiologico in un grimaldello politico per aumentare la militarizzazione della regione. Il riarmo è la malattia di cui crede di essere la cura.
Il paradosso è evidente: più armi e più basi non ci rendono più sicuri, ma moltiplicano i punti di innesco da cui può partire un’escalation fuori controllo.
L’Europa avrebbe invece bisogno dell’opposto: una sicurezza indivisibile su scala continentale, costruita su accordi di disarmo e di verifica reciproca con poco preavviso, come già è accaduto in passato con i sistemi di ispezione e trasparenza previsti da trattati via via dismessi dall’Occidente. È la sola via per ridurre i rischi, non per moltiplicarli. Il problema è che le élites hanno già deciso: spolpare le classi medie in pochi anni, riarmarsi cambiando paradigma industriale e sociale, spendere cifre enormi non solo in armi ma per foraggiare stampa compiacente e legioni di troll che rilanciano in modo martellante e isterico i loro allarmi. Queste notizie diverranno la nuova normalità per ucrainizzare l’Europa.