Bitcoin: tutto bello durante la salita, ma come sapere quando vendere?
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Analizziamo i dati per avere degli indicatori oggettivi che ci diano indicazioni su questo ciclo di Bitcoin.
Il bitcoin ha una intrinseca natura ciclica, infatti ogni 4 anni la quantità di nuove monete prodotte si dimezza, riducendo l’offerta ed influenzando il prezzo al quale viene scambiato negli exchange. Storicamente da circa un anno e mezzo prima dell’halving il prezzo inizia a crescere moderatamente e dal dimezzamento in poi si ha un anno/ un anno e mezzo di mercato toro (in crescita). L’ultimo dimezzamento è avvenuto a maggio 2020 e dai 9000$ siamo arrivati oggi dopo 8 mesi a 50000$.
Durante queste bullrun estreme si attivano dei player la cui intenzione è realizzare profitti in breve tempo: i tanto odiati speculatori; questi, insieme agli investitori retail (cioè i piccoli risparmiatori che comprano qualche centinaia o migliaia di euro di BTC) i quali entrano tipicamente a giochi già quasi conclusi quando i media iniziano a parlarne, contribuiscono a pompare ulteriormente il prezzo portando a grossi picchi di prezzo raggiunti in pochi giorni. Prezzi che a un certo punto diventano insostenibil, innescando le vendite per realizzare le plus valenze e quindi la fase di mercato orso.
Rapporto Derivati/Spot su Btc
In questi primi due mesi del 2021 è avvenuto un cambio significativo dei comportamenti dei traders. Sia i traders retail che i grandi investitori hanno iniziato a preferire i derivati a leva su bitcoin al posto della valuta in sé (spot). Analizziamo i dati aiutandoci con i grafici di un sito molto ben fatto che analizza e accorpa tutta una serie di informazioni su Bitcoin: Glassnote.

Il grafico mostra infatti all’estrema destra due picchi in cui il rapporto derivati/spot ha sfiorato 1.2, indicando una prevalenza dei derivati sullo spot.
Effetto delle scadenze dei derivati
Nel grafico seguente vediamo gli effetti pratici di questo comportamento. Con l’aumento troppo rapido di posizioni aperte coi derivati, che hanno purtroppo una scadenza, si hanno periodicamente dei ribassi dovuti alla necessità di chiudere le posizioni prima che queste scadano (nei cerchi sono indicati i picchi seguiti dai ribassi in corrispondenza dei picchi di utilizzo di derivati).

Acquisti istituzionali
Qui infine vediamo un esempio di come gli investitori istituzionali (nello specifico, MicroStrategy) comprino massicce dosi di bitcoin proprio in questi forti ribassi, approfittando della quotazione conveniente.

Attualmente ci sono dei grossi fondi che stanno comprando ingenti quantità di bitcoin anche a prezzo di 45000 o 50000€; questo ci da fiducia nel fatto che le aspettative sono di crescita che continuerà ancora. Quando Paypal, Grayscale, Microstrategy, Coinshares ecc smetteranno di comprare, bisognerà stare allerta.
In conclusione, possiamo dire che l’uso massiccio di derivati, dotati di una scadenza, farà aumentare anche in futuro la volatilità del ciclo.
Se quindi dobbiamo aspettarci piu’ alti e bassi nei prossimi mesi, è necessario dotarci di informazioni affidabili per capire quando queste fluttuazioni sono fisiologiche e quando invece sono l’inizio della conclusione del ciclo. Per fare questo, bisogna monitorare dei parametri che ci rivelano quando il ciclo sta arrivando alle sue fasi finali.
Piu’ bitcoin sono negli exchanges (piu’ liquidità nelle piattaforme) piu’ il mercato diventa speculativo. Piu’ il mercato è speculativo, meno aspettative ci sono in aumenti futuri delle quotazioni e aumentano quindi gli investitori propensi a vendere anche durante piccoli ritracciamenti (siamo quindi alla fine del ciclo). Per fortuna, i grafici seguenti sono molto coerenti e rivelano tutti allo stesso modo, da piu’ punti di vista, sia la bassa liquidità che la bassa propensione alle vendite nel ciclo attuale.
Riduzione della liquidità
Partiamo quindi col primo grafico che mostra una impressionante riduzione di liquidità negli exchanges mai cosi’ ampia e mai durata cosi’ a lungo nella storia di bitcoin.

Si confrontino infatti le barre rosse a destra con quelle del 2019 e del 2018. Sono molto piu’ ampie e molto piu’ numerose. Questo indica una forte strutturazione del mercato in cui gli investitori istituzionali accumulano bitcoin molto piu’ che in passato, lasciando cosi’ sempre meno possibilità ai movimenti speculativi (quelli mostrati nei grafici sopra) per distruggere dalle fondamenta il ciclo a rialzo.
Bitcoin giovani/Bitcoin anziani
Un altro indicatore che si è rivelato efficace nel rivelare le fasi attraversate da un ciclo è il rapporto tra i bitcoin “giovani” (24 ore-6 mesi) e i bitcoin “anziani” (1-5 anni). Storicamente i massimi raggiunti nei vari cicli rialzisti prima della fine sono provocati dai bitcoin piu’ “giovani”, cioè dagli investitori che detengono bitcoin da meno tempo. Il grafico sotto mostra, indicati dalle frecce, i massimi conclusivi dei cicli precedenti di bitcoin, tutti caratterizzati da alti valori di questo rapporto:

Fate attenzione al fatto che la linea del prezzo di bitcoin è rappresentata con asse logaritmico (guardate i prezzi a destra), quindi le discese e le salite sono molto più importanti di quello che graficamente sembrerebbe una piccola differenza (la discesa del 2018 da 20000 a 3000 è in un calo del 85%)
Questo grafico mostra la stessa immagine precedente, mettendo in evidenza in modo piu’ chiaro che i tre cicli precedenti (2011, 2013 e 2017) hanno sempre avuto 3 picchi successivi, prima della loro conclusione.

In ciascuno dei 3 picchi, il rapporto tra btc “giovani” e “vecchi” aumentava progressivamente a favore dei primi, fino ad arrivare al picco n.3 (in ciascun ciclo) in cui i “vecchi” si riducono a solo il 6% o meno del totale dei btc movimentati. Ora, secondo questa metrica, il picco che bitcoin ha raggiunto poco tempo fa sopra i 50.000 dollari aveva ancora un buon 20% di “vecchi”, quindi per analogia puo’ essere paragonato al primo picco di ciascuno dei tre cicli.
Ci resterebbero dunque altri 2 picchi con un rapporto giovani/vecchi progressivamente minore, prima di arrivare alla conclusione del nostro ciclo attuale di bitcoin. Per rendere piu’ comprensibile questo dato, basta ricordare che esprime tutto sommato la stessa idea che abbiamo detto prima, cioè che i picchi provocati da investitori piu’ speculativi sono quelli che precedono la fine del ciclo. I bitcoin “giovani” non sono altro che una rappresentazione piu’ precisa, in termini di “anzianità” dei bitcoin movimentati, del termine “trader speculativo”. Quindi l’idea che i picchi con bitcoin piu’ giovani siano quelli che appaiono alla fine del ciclo è coerente con l’idea detta prima secondo cui un aumento della liquidità porta alla rapida conclusione del ciclo.
E’ evidente infatti che man mano che aumentano i traders speculativi, aumenta la liquidità negli exchanges e si riduce l’anzianità dei bitcoin movimentati.
In quest’altro grafico vediamo un modo diverso di raffigurare il rapporto giovani/vecchi, con il colore giallo che vira sul verde man mano che i vecchi diminuiscono.

Le frecce nere indicano i punti minimi di questo rapporto raggiunti ai picchi di ogni ciclo. E la freccia con la scritta indica il punto dove siamo oggi, ancora non troppo vicini, per fortuna, al punto di minimo del 2018. Quando il prossimo picco delle quotazioni avrà luogo in corrispondenza di un nuovo minimo di questo rapporto, sapremo che sarà l’ultimo picco e quindi dovremo chiudere le nostre posizioni.
Cosa abbiamo capito
Volendo tradurre in termini meno tecnici questi dati, possiamo dire che da qualsiasi punto di vista lo si guardi, questo ciclo, rispetto alle variabili costanti che si sono presentate in tutti i cicli precedenti, si trova a metà strada del suo cammino. Una valutazione condivisa anche dagli investitori istituzionali, che continuano a comprare sui ritracciamenti anche a questi prezzi che alcuni considererebbero già elevati. La liquidità ancora ridotta (in termini superiori che nei cicli passati), la propensione a depositare bitcoin piuttosto che tradarli, il comportamento ancora fiducioso verso nuovi massimi riflette bene quello che possiamo riscontrare anche al di fuori della statistica: il fatto cioè che finora il ciclo è ancora dominato dagli investitori istituzionali (fondi, multinazionali e banche). Rispetto ai cicli precedenti, il 2020-2021 ha avuto fin da subito una minore valenza speculativa, grazie al fatto che negli Stati Uniti si è instaurata la tendenza (giusta o sbagliata che sia) a usare le cripto come riserva di valore contro una temuta inflazione sul dollaro. Prima o poi questa situazione evolverà verso una tendenza maggiormente speculativa, come avviene sempre nei cicli in qualsiasi mercato. Ma al momento, secondo queste metriche, possiamo aspettare fiduciosi nuovi massimi, prima di chiudere le nostre posizioni.
Molto interessante il concetto dei “3 picchi” anche solo per dare un’idea del ciclo in cui siamo e di come si evolverà la situazione nel breve periodo.
Bell’articolo.